
Bari, dal “Palazzo di Cristallo” alle sabbie mobili: cronaca di un’illusione (e di un’altra stagione forse buttata)
C’erano una volta le solenni promesse di luglio. Era il giorno dello sbarco ufficiale di Pierpaolo Marino come Direttore Generale e Area Tecnica, affiancato da Massimo Rastelli in panchina. In quella sala stampa, tra sorrisi di circostanza e proclami da grandissimi manager, ci fu venduta la narrazione del “palazzo di cristallo”: tutto trasparente, tutto pianificato, conti a posto, garanzie di budget e una rifondazione totale pronta a risvegliare la passione sopita di un’intera piazza. Marino, con l’aria di chi le ha viste tutte, tuonava che non era venuto a fare la villeggiatura e che il Bari meritava ben altri palcoscenici. Rastelli prometteva una squadra propositiva, dal 4-3-3 camaleontico e con il coltello tra i denti.
Oggi, a fine ottobre, la realtà dei fatti ci restituisce una fotografia impietosa: un galleggiamento anonimo e frustrante, certificato dall’ennesima beffa sul campo del Potenza.
Dalle stelle delle conferenze stampa estive alle stalle di una classifica che non decolla. Dov’è finita la programmazione millantata? La verità è che ci ritroviamo a commentare le solite amarezze, con un’involuzione tattica e mentale che fa il paio con i disastri del passato. Lo stesso Rastelli, nel post-gara di Potenza, ha dovuto arrampicarsi sugli specchi parlando di “ottima prestazione” e recriminando sulla solita, cronica mancanza di concretezza negli ultimi 16 metri. Bella consolazione: il bel gioco e l’intensità vanno bene per le slide di Marino, ma i punti latitano e la squadra continua a mostrare i limiti strutturali di un cantiere perennemente aperto.
E a proposito di cantieri e di linee verdi, la gestione dei giovani grida vendetta. Vi ricordate le grandi sbandierate estive sui gioiellini della Primavera da integrare e valorizzare? La realtà di oggi è che i giovani sembrano diventati il “caso Rao” dell’anno scorso: promesse messe in vetrina a parole, ma nei fatti relegate inesorabilmente in panchina, anche quando i titolari offrono prestazioni opache e la squadra avrebbe un disperato bisogno di freschezza, coraggio e fame di spaccare il mondo. Tenere in naftalina i ragazzi meritevoli dimostra la scarsa propensione al rischio e la contraddizione di un progetto che, nei fatti, continua a preferire l’usato sicuro (o presunto tale) alla valorizzazione del vivaio.
Il “palazzo di cristallo” si è rivelato una teca di vetro blindata, impermeabile alla realtà e alle aspettative di una tifoseria che continua a soffrire in silenzio. Le premesse erano da kolossal hollywoodiano; ci ritroviamo, come al solito, a recitare un copione già visto, fatto di alibi, occasioni sprecate e promesse svanite nel vento.
Aspettiamo le prossime partite e forse un mercato poderoso, se non altre valutazioni, ma la piazza ad oggi sembra quasi rassegnata alla mediocrità, ci si aspetta una scossa.