
Il Bari visto contro il Crotone, in un pomeriggio domenicale, è qualcosa di assolutamente inaccettabile.
Di fronte c’era l’ultima della classe, una squadra che non solo non ha sfigurato, ma che in più occasioni ha rischiato addirittura di portare a casa l’intera posta in palio. Merito anche di un ottimo Cerofolini, decisivo nell’occasione in cui Burgio ha rischiato l’autogol, ma anche demerito di un Crotone poco lucido sotto porta.
Ma il problema principale resta il Bari. Una squadra incapace di imporsi, di creare pericoli con continuità e di dimostrare quella superiorità che ci si aspetterebbe da chi ambisce a vincere il campionato.
E mentre i biancorossi rallentano, il Potenza capolista allunga a +5 proprio sul Bari, secondo in classifica. Un distacco che comincia a pesare e che rende ancora più preoccupante il momento della squadra.
È vero, manca Darboe, il motore del centrocampo, uno dei pochi capaci di strappare, saltare le linee e spaccare in due il campo. Ma davvero il Bari può essere così dipendente da un solo calciatore? Una squadra costruita per puntare in alto non può perdere identità e incisività per l’assenza di un singolo.
E allora le domande sono inevitabili: la campagna acquisti di Marino si sta rivelando sbagliata? Oppure il problema è una condizione fisica ancora insufficiente dopo dieci giornate? Quest’ultima giustificazione, a questo punto della stagione, comincia a essere difficile da accettare.
Perché intanto le altre squadre stanno crescendo, anche quelle considerate più piccole. Il Bari, invece, sembra andare nella direzione opposta, mostrando limiti, poca brillantezza e pochissime certezze.
Il deserto sugli spalti è lo specchio di una delusione che cresce. Quello in campo, invece, racconta di una squadra che oggi non sembra avere né il gioco né la personalità per inseguire il primo posto.
E se l’obiettivo è davvero vincere il campionato, non basta più parlare di potenziale: servono risposte, e servono subito.