
Ieri sera, all’Arechi, è andato in scena un classico del calcio italiano che, per storia, tradizione e passione delle due tifoserie, dovrebbe però disputarsi in categorie ben più alte e non in Serie C.
A vincere, almeno sugli spalti, sono ancora una volta Salernitana e Bari, con le due tifoserie che hanno rinnovato il loro storico gemellaggio attraverso uno spettacolo di colori, cori e passione prima e durante la partita.
In campo, invece, il Bari ha vissuto una serata dai due volti.
UN BARI PADRONE DELLA GARA
Pronti, via e il Bari trova subito il vantaggio.
Un bel guizzo di Maggiore all’interno dell’area, complice anche l’ingenuità dell’ex Celiento, porta al calcio di rigore che Butić trasforma con freddezza.
Il vantaggio sembra dare ulteriore sicurezza agli uomini di Rastelli, che per tutto il primo tempo riescono a gestire bene la gara, creando anche diverse occasioni per trovare il raddoppio.
La Salernitana prova a reagire soprattutto nel finale della prima frazione, quando proprio Celiento ha l’occasione per farsi perdonare l’errore commesso in occasione del rigore. Ma ancora una volta Cerofolini si supera e con l’ennesimo intervento decisivo nega ai padroni di casa il pareggio.
Si va all’intervallo con il Bari avanti e, soprattutto, con la sensazione che la partita sia saldamente nelle mani dei biancorossi.
NEL SECONDO TEMPO IL BARI SPRECA TROPPO
La ripresa, però, avrebbe potuto e dovuto chiudere definitivamente la partita.
Il Bari ha diverse occasioni per trovare il 2-0, ma spreca tantissimo.
Della Morte, a pochi metri dalla porta, manda incredibilmente il pallone in curva in quella che sembrava una rete già fatta.
Butić ci prova di testa, ma la conclusione termina di poco a lato.
Poi è Tribuzzi, con una conclusione dal limite dell’area, a sfiorare nuovamente il raddoppio.
Insomma, le occasioni per mettere in cassaforte i tre punti ci sono state.
Il problema è che il Bari non riesce a sfruttarle.
E quando lasci una partita aperta fino alla fine, soprattutto contro una squadra come la Salernitana, prima o poi rischi di pagare dazio.
DAL 70’ IL BUIO TOTALE
Fino al 70’, il Bari sembra avere la partita sotto controllo.
Poi cambia tutto.
I cambi di Serse Cosmi danno nuova linfa alla Salernitana, mentre quelli di Rastelli non producono lo stesso effetto.
Ed è proprio qui che nasce la mia principale perplessità sulla gestione della gara.
Uno degli episodi più emblematici arriva durante una sostituzione: Maggiore tarda a lasciare il campo e il Bari rimane per circa un minuto in inferiorità numerica.
Una leggerezza che, in una partita così equilibrata, può costare carissimo.
La Salernitana prende coraggio, alza il baricentro e in appena cinque minuti riesce nell’impresa di ribaltare completamente una partita che fino a quel momento sembrava nelle mani del Bari.
Prima il pareggio.
Poi il sorpasso.
E il Bari passa dal sogno dei tre punti alla beffa più totale.
UNA SCONFITTA CHE DEVE FAR RIFLETTERE
Il risultato finale fa male soprattutto per come è maturato.
Il Bari non è stato dominato per 90 minuti. Anzi.
Per larghi tratti ha giocato una buona partita, ha creato occasioni e avrebbe potuto chiuderla molto prima.
Ma ancora una volta è mancato quel qualcosa che serve per trasformare una buona prestazione in una vittoria.
Con questa sconfitta il Bari scivola al terzo posto, mentre per la Salernitana arrivano tre punti pesantissimi, conquistati al termine di una rimonta che sembrava impensabile fino a pochi minuti dalla fine.
Ed è proprio qui che arriva la domanda che mi sento di rivolgere al mister:
perché aspettare così tanto per effettuare i cambi?
E soprattutto: perché accontentarsi di difendere un misero 1-0 quando hai avuto le occasioni per chiudere la partita?
Mister, serve un po’ più di coraggio.
Perché vedere il Bari comandare una partita per 70 minuti e poi spegnersi completamente negli ultimi venti è un film che non vogliamo più rivedere.
La vetta era lì.
Per 70 minuti il Bari l’ha vista.
Poi, improvvisamente, è calato il buio.