Foto: US SALERNITANA

Settanta minuti da squadra, venti da dimenticare. E ora qualche domanda è inevitabile
C’è un modo particolarmente amaro di perdere una partita: averla condotta per gran parte del tempo, essere avanti nel punteggio e poi vedere tutto sfumare nel giro di pochi minuti.
È quello che è successo al Bari all’Arechi. Il rigore trasformato da Butić al 10’ aveva portato i biancorossi avanti e, per larghi tratti, la squadra di Rastelli ha dato la sensazione di avere la partita sotto controllo. Nel finale, però, la Salernitana ha ribaltato tutto con Lescano all’83’ e Djamanca all’88’.
Ed è proprio qui che iniziano le nostre riflessioni.
ESSERE ATTENDISTI È DAVVERO LA SOLUZIONE?
Il Bari aveva la partita in mano. Ma una squadra che punta a vincere il campionato può permettersi di abbassarsi così tanto nei momenti decisivi?
Il problema non è soltanto aver subito due gol nel finale. È il modo in cui è arrivato il ribaltone. Dopo aver avuto occasioni per raddoppiare, compreso il tentativo di Della Morte neutralizzato da Vitale, il Bari non è riuscito a chiudere la partita.
Essere attendisti può essere la soluzione migliore per una squadra che punta a vincere il campionato?
È una domanda, non una sentenza. Ma dopo una partita del genere è impossibile non porsela.
E DAVANTI?
Un’altra riflessione riguarda l’attacco.
Siamo sicuri che questa rosa non abbia bisogno di un rinforzo offensivo?
Butić ha risposto presente, segnando il rigore e trovando la sua terza rete in campionato. Ma può essere lui l’unico punto di riferimento offensivo per tutta la stagione?
E soprattutto: Butić può reggere novanta minuti ad ogni gara, considerando quanto il Bari sembra aver bisogno di un attaccante capace di trasformare in gol le occasioni e chiudere le partite?
A Salerno il Bari ha avuto la possibilità di mettere il risultato al sicuro. Non ci è riuscito. E alla fine sono arrivati zero punti.
IL CASO PICARO
C’è poi una questione che merita attenzione anche fuori dal campo.
Gianni Picaro, storico team manager del Bari, è stato assente nelle ultime due gare: prima contro il Cosenza e poi nella trasferta di Salerno. Al momento, il club non ha fornito comunicazioni ufficiali sulle ragioni dell’assenza né sul futuro del dirigente.
Non è quindi il momento di trasformare le indiscrezioni in certezze. Ma dopo tredici anni nel Bari, un’assenza prolungata non può passare inosservata.
IL CAMBIO MAGGIORE E LA REGOLA DEI 10 SECONDI
E poi c’è l’episodio che, inevitabilmente, resterà impresso nella partita.
All’83’ Rastelli aveva preparato una doppia sostituzione. Maggiore avrebbe dovuto lasciare il posto a Colangiuli, ma il capitano ha impiegato più dei dieci secondi previsti dalla nuova regola per uscire dal terreno di gioco. Il subentrante non ha quindi potuto entrare immediatamente e il Bari è rimasto temporaneamente in dieci.
La Salernitana ha sfruttato proprio quel momento per trovare l’1-1 con Lescano.
Una situazione paradossale: un dettaglio regolamentare, una sostituzione e pochi secondi hanno cambiato completamente l’inerzia della partita.
UNA SCONFITTA CHE DEVE SERVIRE
Il 2-1 dell’Arechi vale la seconda sconfitta stagionale per il Bari. Ma forse il risultato più importante da portare a casa non è soltanto quello scritto sul tabellone.
Sono le domande.
Il Bari deve essere più cattivo quando è avanti?
Serve maggiore coraggio nella gestione del vantaggio?
L’attacco ha bisogno di un’altra soluzione?
E quanto pesa, in questo momento, l’assenza di alcune figure all’interno dello staff?
Il campionato è ancora lungo. Ma se l’obiettivo è davvero vincere, sono proprio queste le partite e questi gli episodi che devono diventare insegnamenti.
Perché a Salerno il Bari non ha perso soltanto tre punti. Ha perso una partita che, per settanta minuti, sembrava poter vincere.